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"Mafia - L'industria della paura" |
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Edito da Nuovi Mondi, da dicembre è in libreria "MAFIA-L’industria della paura" di Jacques de Saint Victor
Le scenografie sono pronte, i ruoli sono stati attribuiti. Può cominciare uno spettacolo che verrà interpretato come mai è stato fatto nella storia dell’uomo. Quella che qui viene svelata è una storia poco conosciuta del XX secolo, nascosta nei cortili delle prigioni, nelle dépendance delle grandi proprietà, nei corridoi degli uffici governativi.
SCHEDA: "MAFIA-L’industria della paura" di Jacques de Saint Victor
(Nuovi Mondi; pagg. 368; 16,50 euro)
Una ricostruzione che parte dall’Unità d’Italia e arriva sino alla strage di Duisburg, passando per il riciclaggio di denaro sporco, i traffici illeciti di armi e droga, gli introiti del gioco d’azzardo, gli appalti truccati per lo smaltimento dei rifiuti, il sostegno a golpe politici, la tratta delle nuove schiave.
Jacques de Saint Victor ci conduce nei meandri della più grande azienda italiana per fatturato e di quella che egli definisce “borghesia mafiosa”: un concetto che punta i suoi riflettori sulla nozione di patto scellerato, traducendo una “mutazione genetica” inquietante per due ragioni. Innanzitutto, la capacità di frange specifiche della classe borghese di compromettersi con il crimine organizzato per la prosperità dei propri affari. In secondo luogo, la trasformazione della mafia stessa che grazie alle proprie ricchezze riesce a uscire dal suo ghetto criminale e a trasformarsi in borghesia “rispettabile”. In questo è aiutata dallo spirito del tempo, poco attento alle questioni etiche e più preoccupato dalla riuscita visibile, dalla consacrazione mediatica.
“Roberto Saviano mi faceva notare come non sia stupefacente il fatto che la stragrande maggioranza degli attuali contingenti italiani di stanza in Iraq, Afghanistan e Kosovo sia composto da calabresi e napoletani. In fondo, nonostante la pace ufficiale, vivono in uno stato di guerra, certo invisibile, fin dalla nascita. Nel cuore dell’Aspromonte, gli abitanti sono più pronti degli altri ai combattimenti di domani.
'L’Italia sarà quello che sarà il Mezzogiorno', aveva affermato già nel XIX secolo Giuseppe Mazzini. Non aveva torto, ma l’evoluzione è stata differente da quella che immaginava. Il Mezzogiorno è precipitato in una delinquenza mafiosa che non riesce a scrollarsi di dosso. Ed è tutta l’Italia, anche quella del centro e del nord, ad essere minacciata da questa piaga”.
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Dottore in storia del diritto, Jacques de Saint-Victor insegna Storia delle idee politiche all’Università Paris VIII. Ha insegnato presso l’Università Roma III e collabora regolarmente con Le Figaro.
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 07 aprile 2010 )
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